La rana e lo scorpione

articolo_img_39_2781_rana-scorpioneFacciamo un gioco. Io sono una rana e tu uno scorpione. Ci incontriamo per la prima volta davanti al fiume. È una sera di primavera. La fresca brezza accarezza la superficie dell’acqua, increspandola in minuscole onde su cui il riflesso della Luna si perde in pallide sfumature biancastre. La tua corazza nera splende in quel chiarore. È dura, forgiata dalle intemperie che la vita ti ha già riservato. Sei uno splendido scorpione. E io solo una rana. Rapita dall’incanto delle tue parole, non faccio caso al pungiglione: è assopito, in attesa. Pronto a pungere.

È da tanto che non nuoti, ma vuoi riprovare quella sensazione. Sentirsi libero nel blu, sospinto dalla corrente, senza toccare il fondo. Affogare per sempre i pensieri nell’abisso, rimergendo soltando quando anche l’ultimo respiro abbandona i polmoni. È un assaggio di morte che rende vivi. Vuoi salire sulla mia schiena. È una richiesta ed un’imposizione. Una minaccia ed una lusinga. La tua coda si risveglia impercettibilmente. Sono eccitata e spaventata allo stesso tempo. Ti lascio salire. Avrei fatto di tutto per te. Insieme ci immergiamo. L’acqua gelata inghiottisce i nostri corpi, ma il calore della tua vicinanza mi riempe come una calda mattina di Agosto. Nuotando nella perfetta sincronia del Mondo, dove tutto sembra accadere per una ragione nel giusto luogo al momento più opportuno, la mente mi abbandona e fluttua laddove i sogni incontrano le trame dell’universo. Lì noi siamo assieme. Uniti, nonostante tu sia uno scorpione e io solo una rana. Lì, tu non hai agitato il pungiglione al centro del fiume. La punta ancora macchiata dal sangue di chi come me è cascato nella tua trappola. La coda traffige la mia schiena, penetrando il cuore. Il fiato si mozza. Non capisco. Sono incredula.

— Perchè questo gesto? è illogico.

— Certe trame dell’universo lo sono. Era inevitabile.

Nelle tue parole si percepisce un tono di scusa. Non mi tengono a galla. Sto affondando in una spirale che depositerà il mio corpo vuoto sul letto del fiume. E per lo scorpione sarà lo stesso. Si è fatto del male e non sa nemmeno come.

Facciamo un gioco. Io non sono una rana e tu uno scorpione. Se davvero è inevitabile che tu mi punga, se è nella tua natura farlo, allora facciamo che ti passo accanto in quella sera di primavera sfiorandoti soltanto. E superandoti non mi giro nella speranza che tu decida di trattenermi. Ma se ci riuscissi, se volessi non costringerci a soffrire e ad affogare, sappi: io ti sto ancora aspettando.

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