Il Miracolo di Renzi: la Resurrezione del Berlusca

In Principio fu Il Patto del Nazareno. Berlusconi, decaduto da Presidente del Consiglio nel Novembre 2011, tra olgettine e minorenni, e processi che gli costano milioni (e l’ineleggibilità futura), vede la sua vita politica e la popolarità nazionale avviarsi verso una lenta, ma inesorabile buia discesa. Le roccaforti del suo consenso crollano come gli ascolti di Mediaset. E’ persino costretto a cedere il Milan ad un cinese dalla dubbia affidabilità. Si aggiungano i continui problemi di salute, ed anche la fiducia dei Berlusconiani più convinti inizia a vacillare. Iniziano i bisbigli, serpeggiano i sussurri. Non è che Il Cavaliere è invecchiato troppo, qualcuno si chiede. Non è che certi suoi comportamenti non darebbero credibilità al governo della nostra nazione, altri insinuano. E c’è chi addirittura azzarda, che forse i suoi rapporti con la Mafia non sono solo un’invenzione dei magistrati (che si sa, sono zecche comuniste).

Nel frattempo, un ex di sindaco di Firenze ormai si è fatto Presidente. Renzi infatti, ne ha fatta di strada da quando col chiodo di pelle andava da Maria de Filippi al grido di “Rottamiamoli”. Si è preso il PD di un inefficace Bersani, vittorioso alle Elezioni del dopo-Monti, ma incapace di convincere i Grillini a formare una maggioranza parlamentare adeguata a sostenere il suo eventuale esecutivo. Si prende il governo del Cristo Letta che, prima tranquillizzato, viene tradito del novello Giuda per ben più di trenta denari. E lì tenta il primo miracolo: sancisce col quasi defunto Berlusconi un patto, appunto, Il Patto del Nazareno, che dà sostegno al suo Governo in cambio di qualche riforma costituzionale. Ma la beatificazione del giovane Renzi non è ancora compiuta, i suoi poteri divini troppo acerbi. Il miracolo riesce a metà, ed il patto viene meno quando alle elezioni del successore di Napolitano, il segretario del Partito Democratico fa eleggere Mattarella in combutta col delfino del Cavaliere. “Tu quoque, Alfano, fili mi!” sembra esclamare il tradito Berlusconi. E l’anima da Giuda si fa sempre più spazio all’interno dell’ormai ex rottamatore.

Ubriaco della propria persona e del successo alle Elezioni Europee, Renzi fa all-in sul Referendum Costituzionale per la modifica del Senato. E perde. E si dimette. E giura che abbandonerà la politica. Se vabbè. Alle successive politiche è ancora il candidato premier del PD, fallendo miseramente. La sua coalizione prende solo il 22%, finendo dietro al Centrodestra e persino ai CinqueStelle quasi vittoriosi. In quelle stesse elezioni Berlusconi, per la prima volta dopo vent’anni, perde lo scettro del potere moderato. I tempi sono cambiati, e il social Salvini è il nuovo leader del Centrodestra italiano, con quasi il 4% in più dei voti. Immaginate Berlusconi, un uomo abituato alla prima fila dall’alto dei suoi tacchi, costretto a fare un passo indietro in favore del Capitano. Dal Cavaliere al Capitano: che tristezza deve aver sofferto.

Cosa successe dopo credo lo ricordiate. Venne il primo Governo Conte, sostenuto da Lega e CinqueStelle. Poi venne il Conte Bis, sostenuto dal neonato partito di Renzi. E venne il Covid e quasi venne il Conte Ter, che al mercato mio padre comprò. Il Giuda di Firenze, ingolosito dai denari del Recovery Fund, apre una crisi di governo nel bel mezzo di una pandemia mondiale. Prima toglie la Fiducia, ma poi si astiene. Prima non vuole più Conte, ma poi va bene riprovarci anche con lui. Prima bisogna assolutamente applicare il MES, ma se Draghi non vuole anche no. Già Draghi, alla fine ci ritroviamo lui a capo del Consiglio dei Ministri. Il migliore alcuni dicono, il capolavoro di Renzi. Sicuramente un uomo con un curriculum di tutto rispetto, ma pur sempre un uomo appunto: capace di errare, proprio come sicuramente anche Conte ha fatto (in buona fede, penso io). Staremo a vedere. Ciò che è certo è che Renzi un miracolo lo ha compiuto. Quel miracolo che quasi gli era riuscito al Nazareno. Berlusconi, in isolamento perenne ormai, sposta il masso dalla sua villa e redivivo appare a Roma per le consultazioni. Forza Italia, ormai relegata a stampella della Meloni, torna al Governo con ben tre ministri. Gli stessi di Lega e PD. E che nomi signori: Brunetta, Gelmini e Carfagna. Esponenti di spicco, ex ministri con riforme agghiaccianti sulla coscienza. Ed è subito 2008.

Faccio mio un hashtag che sta spopolando in queste ore: ne valeva la pena? Valeva la pena far cadere un governo essenzialmente di centrosinistra con un non politico come Conte alla presidenza, per far insediare al suo posto un mappazzone di tecnici, leghisti, piddini, grillini in crisi d’identità e berlusconiani risorti? E subito una voce con un forte accento toscano mi viene in risposta. Eccome se ne valeva la pena! Perché la torta del Recovery fa gola, e ognuno vuole la sua fetta. Perché il giorno in cui Silvio verrà a mancare al mondo politico, il sue erede designato non sarà né Tajani, né Toti, né Alfano. Perché con Lega e Forza Italia al Governo, e la Meloni all’opposizione, la coalizione di Destra vince sia se Draghi riesce, sia se fallisce. Perché se hai governato con tutti i partiti, i movimenti e qualsiasi cosa che respiri, anche con un misero 4% puoi avere la tua poltrona al Governo, puoi far cadere un esecutivo e sei essenziale se nessuna alleanza parlamentare riesce a raggiungere la maggioranza assoluta in entrambe le Camere. Non ci avevate pensato eh? Renzi invece si. First reaction: SHOCK!

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